Il segreto del tango sta in quell’istante di improvvisazione che si crea tra passo e passo. Rendere l’impossibile una cosa possibile: ballare il silenzio”.
(Carlos Gavito)

Il comportamento comunicativo non ha un suo contrario, non c’è alcuna notte che ci aiuta a riconoscere cosa sia il giorno: non esiste una non comunicazione, l’attività e l’inattività, le parole o il silenzio hanno tutti valore di mettere in comunione, perché influenzano gli altri i quali, a loro volta, non possono non rispondere, il processo non si ferma mai.

Quindi, Non si può non comunicare. La non-comunicazione è impossibile, perché qualsiasi comportamento comunica qualcosa a noi e agli altri ed è impossibile avere un non-comportamento. Per quanto una persona con la sua passività e i suoi silenzi trasmetta la volontà di non comunicare con un altro individuo, sta comunque inviando un messaggio, e quindi, comunica di non voler comunicare.

Qualunque cosa fai o dici, qualunque scelta o qualunque atteggiamento assumi, comunica alcuni aspetti di te stesso agli altri in maniera involontaria magari, non intenzionale e non conscia o addirittura inefficace, ma diciamo sempre qualcosa di noi stessi per rapporto ad un altro.

La domanda, quindi, non è “se” una persona stia comunicando, ma “cosa” e “come” lo stia facendo, anche tramite la sua apparente assenza.

Due estranei che si trovano per caso a viaggiare nello stesso treno molto probabilmente eviteranno il dialogo, ma tale silenzio rappresenta un’interazione comunicativa, alla pari di una discussione accesa.

La comunicazione è dunque un processo circolare perché c’è sempre un feedback, cioè una retroazione da parte del ricevente ed è continuaperché è un insieme ininterrotto di scambi.

Coloro che sono direttamente coinvolti nella comunicazione scelgono poi un proprio personale punto di inizio sulla base del punto di vista da cui osservano e descrivono la scena, ma qualsiasi operazione è arbitraria e racconta di chi la ha eseguita, non determina alcun oggettivo rapporto di causa – effetto.

Questa modalità di suddividere le sequenze della comunicazione è chiamata punteggiatura.

Esempio: i due coniugi si attribuiscono l’un l’altra la responsabilità della loro difficoltà a comunicare. La moglie: “io brontolo perché ti chiudi in te stesso”; il marito: “io mi chiudo in me stesso perché tu brontoli”.

Quattro consigli pratici per le coppie che potremmo utilizzare per migliorare i processi comunicativi sono i seguenti:

  1. Guardate in mezzo: Smettete di guardare a quello che c’è dentro la vostra testa e concentratevi su quello che succede tra di voi;
  2. Accogliete realtà diverse: la realtà emerge nel linguaggio attraverso il consenso, per cui accettate che esistano tante realtà quanti sono i linguaggi;
  3. Scegliete il tango: i tempi della comunicazione sono fondamentali: quelli individuali della persona devono trovare una struttura di coppia, la cosiddetta “danza”.
  4. Coltivate il silenzio: ogni giorno scegliete di guardarvi negli occhi per cinque minuti, da lì esploderà il messaggio che cercavate.

Vivere la comunicazione come una danza significa principalmente la ricerca di un dialogo, fatto di fantasia, improvvisazione, ma che abbia una coreografia che consenta alle persone di comprendersi.

Può essere triste, allegra o seria; non esiste un unico stile efficace, bensì un’infinità variabilità, cioè “una possibilità infinita” nel creare passi, stili nel legarsi, questo è il luogo dell’incontro e affinché origini cambiamenti ha bisogno di cura.

La flessibilità e la possibilità di evoluzione della coreografia che le persone co-creano consente di non far sparire la magia e di non farle ritrovare ai lati della pista ad osservarsi, sole.

 

Andrea Stramaccioni